In breve
Sant'Angelo Muxaro è un borgo della provincia di Agrigento, fondato intorno al XVI secolo e si erge su una collina a 335 metri sul livello del mare, lungo la riva sinistra del Fiume Platani.
Sant'Angelo Muxaro è un borgo della provincia di Agrigento, fondato intorno al XVI secolo e si erge su una collina a 335 metri sul livello del mare, lungo la riva sinistra del Fiume Platani.
Sant’Angelo Muxaro è l’antica Mu-Assar, borgo fortificato di origine araba e in cui sorgeva anche un castello. Dopo la dominazione araba appartenne alla famiglia Chiaramonte, per poi passare sotto la giurisdizione di Guglielmo Raimondo Moncada.
Nella seconda metà del Quattrocento, Sant’Angelo Muxaro passò alla famiglia De Marinis, sotto la quale venne costruito il centro abitato. Recenti scavi archeologici hanno meglio evidenziato, sul territorio, tracce di una civiltà pre-greca indigena, come testimoniano le numerose necropoli e la sontuosa Tomba del Principe. Intorno all’800 circa, Sant’Angelo Muxaro assume una posizione di particolare rilevanza, dato che nella parte più bassa della collina, i contadini del posto scavarono decine di tombe rinvenendo oggetti, vasi e materiale archeologico. Qui i Sicani avevano la capitale del loro regno: la mitica e forte “Kamikos del re Kokalos”, identificata oggi in Sant’Angelo Muxaro. Nel 1535 Mussaro è descritta come terra distrutta, la peste, la carestia, lo stato di miseria e di abbandono in cui versava la Sicilia sul finire del 1400 furono la causa di questa fine. Da allora Monte Castello, i cui ultimi abitanti si erano trasferiti su di un colle poco distante, che poco tempo prima un gruppo di Greci-Albanesi aveva ripopolato iniziando la storia dell’odierna Sant’Angelo, rimane solitaria rocca a dominare il paesaggio della Sicilia.
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| Elevation gain: | No data |
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Luoghi da visitare

Grandissime, monumentali, senza eguali in tutta la Sicilia, ricche di corredi funebri e metallici. Gran parte di queste tombe sono di forma rotonda a pseudo-cupola conica, detta a Tholos e richiamano le costruzioni funebri principesche della Grecia micenea. Generalmente contenevano un gran numero di cadaveri (in una furono ritrovati 35 teschi) e ciò fa pensare ad un uso domestico o dinastico. Fra queste tombe la più monumentale è la “Grotta del Principe”, formata da due grandi camere circolari comunicanti e presenta, intagliato nella roccia, un lettuccio funebre. E’ chiamata anche “Grotta di Sant’Angelo”, dal nome del santo protettore che secondo la tradizione avrebbe scelto la grotta per il suo eremitaggio, dopo averla liberata dal demonio

Alveare di tombe scavate nella roccia, che peraltro in età bizantina furono anch’esse trasformate in abitazioni

Il Monte Tre Pizzi, conosciuto anche come Monte San Pietro, è un monolite di roccia granitica dalla peculiare forma a tre dita, che si trova nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Alto circa 710 metri, alle sue pendici si trova il borgo di Ciminà, che ha fatto del Tre Pizzi un vero simbolo identitario. Il percorso che porta sul monte è prevalentemente costituito da macchia mediterranea, con piante di Erica, Leccio e Lentisco. Arrivati in cima si aprirà un panorama mozzafiato sulla splendida Costa dei Gelsomini, da Capo Spartivento a Punta Stilo e sulla Valle delle Grandi Pietre, Pietra Cappa (Monolite più grande d’Europa) e Montalto. All’itinerario sul Tre Pizzi si può aggiungere anche uno più complesso che comprende le Cascate delle Caccamelle.
Vivi l'emozione di una nuova avventura

Gli tinerari naturalistici prevedono, in un primo momento, la degustazione di prodotti tipici del borgo per proseguire la passeggiata verso l’esterno del paesino e visitare così la Tomba del Principe: la piu’ grande tomba a tholos di tutta la Sicilia. Continuando, si raggiunge la base del colle e si scende sino all’antro della Riserva Naturale Grotta Ciavuli: uno dei piu’ importanti esempi di carsismo siciliano. Proseguendo tra alberi d’ulivo, mandorli, pistacchi e fichi d’india, si giunge dinanzi a 110 nuove tombe portate alla luce nel 2007. Utilizzando un vecchio sentiero che in passato i contadini percorrevano con i loro muli e asini, si rientra verso il centro abitato con vista panoramica sulla valle del fiume Platani e sul Monte Castello. Gli itinerari naturalistici prevedono anche l'arrivo alle necropoli delle Grotticelle .
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