Gerocarne

Piccolo centro del vibonese noto anche come il borgo dei vasai, per la ricca produzione di ceramiche che continua ancora oggi.

In breve

Qui nel 1880 l’archeologo François Lenormant segnalava che “si fabbricano dei vasi usuali in maiolica, rivestiti di una patina stagnifera bianca, sulla quale si disegnano degli ornamenti a fuoco di diversi colori, rosso, turchino, verde, giallo”. Questo piccolo borgo del Vibonese – accanto a Seminara – è tra i più longevi centri di produzione di ceramiche ed è riuscito a mantenere, di generazione in generazione, l’arte dei vasai preservando anche le antiche fornaci a legna. Fino a qualche decennio fa i vasai erano classificati in “janchi” (bianchi) e “russi” (rossi), una distinzione generata dal differente colore assunto dopo la cottura dalle diverse argille impiegate.

Storia

Gerocarne si trova sul versante tirrenico delle Serre, nei pressi del torrente Morano. Ha origini remote ed il suo nome significa, secondo alcuni, “carne sacra”. Qualche storico, invece, pensa si possa associare al cognome greco “Jerocaris” e altri studiosi al fatto che qui vi fossero degli allevamenti o degli alberi selvatici. Gerocarne faceva parte dello “stato” di Arena al quale rimase attaccato per diverso tempo (fino alla fine del ‘600). Poi passò a Soriano, quindi ai Carafa e subito dopo al convento domenicano della medesima cittadina. Nel 1572 fu fondato a Gerocarne un monastero carmelitano che però fu successivamente distrutto dai terremoti. Di esso oggi rimangono solo i ruderi. Il terremoto del 1783, che ha devastato la Calabria, non risparmiò neppure Gerocarne. Ottenne l’autonomia comunale nel 1811. L’attività più fiorente, soprattutto una volta, era l’artigianato. Nel territorio comunale si trovano importanti sorgenti di acqua minerale.

Come Arrivare

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Dove Mangiare e Dormire

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CASCATE PIETRA DELLE ARMI

Per gli amanti del trekking, a Gerocarne è possibile ripercorrere le orme del brigante Musolino, totalmente immersi nella natura incontaminata dei boschi e ammirare incantevoli scenari mozzafiato. La zona in questione è uno stretto cuneo il cui fondo è esso stesso una gradinata proprio come la successione di altipiani caratteristici di questa zona. Un’alta, scoscesa parete di granito denominata "Pietra delle Armi" si innalza su un lato, mentre l’acqua del fiume Morano apre strada verso valle. Leggenda popolare vuole che questo fosse il luogo scelto come nascondiglio da una delle figure più note e controverse della storia calabrese: Giuseppe Musolino, il brigante più famoso d’Italia, la cui storia fu spunto di molte canzoni popolari. Il luogo deve il suo nome al ritrovamento di alcune armi, resti di asce e punte di lance, risalenti al X sec. a.C., oggi conservate nel museo archeologico di Vibo Valentia. Un luogo quindi dove ci si può immergere tra storia e natura, godendo dell’aria fresca e pulita di questo spaccato vibonese incontaminato.

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