Africo

Africo nuovo, sorto dopo la tragica alluvione del 1951, è stato costruito sulla costa ionica, tra Capo Bruzzano e la Fiumara La Verde

In breve

Paese dalle due anime, Africo ha una storia complessa, che ne ha spesso messo alla prova la sua sopravvivenza. Ancora oggi, infatti, il comune è diviso in una zona montana, dove rimangono i ruderi di Africo vecchio e di Casalnuovo e una piccola enclave nel comune di Bianco. Africo nuovo, sorto dopo la tragica alluvione del 1951, è stato costruito sulla costa ionica, tra Capo Bruzzano e la Fiumara La Verde e si affaccia su una scogliera d’acqua cristallina.

Storia

Come tante altre cittadine limitrofe, anche Africo (o meglio, l’attuale Africo Vecchia) fu fondata circa nel IX secolo da coloni della Magna Grecia, in particolare quelli provenienti da Delia. Il nome, naturalmente, deriva dal greco άπριχος (aprichos) che significa luogo luminoso e soleggiato, grazie alla sua posizione strategica, che non solo offriva paesaggi incantevoli ma era anche un riparo da eventuali incursioni, eventi ricorrenti all’epoca. Nonostante frequenti episodi di siccità e carestie, il paese ha continuato a sopravvivere, seguendo il corso della storia: dopo essere stata parte del casale di Bova, Africo diventò comune autonomo, comprendendo nel suo territorio anche la frazione di Casalnuovo. La tranquillità del borgo, però, fu totalmente spezzata nel 1951, anno in cui sul territorio si abbattè un’alluvione violentissima  decretandone la sua fine. Di Africo Vecchia oggi non restano che ruderi attorno al monastero di San Leo. Dopo la catastrofe, il governo di allora decise di ricostruire il paese sulla costa, sradicando da Africo Vecchia e Casalnuovo le famiglie sopravvissute. Africo è stata spesso oggetto di interesse di intellettuali del territorio, come Saverio Strati e Gioacchino Criaco, che ne hanno raccontato le vicende e sfondo di produzioni cinematografiche come “SOS Africo” di Elio Ruffo e “Anime Nere” di Francesco Munzi.

Come Arrivare

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Cosa Vedere

Luoghi da visitare

AFRICO VECCHIA

Quello che oggi viene definito come un paese fantasma e che prima del 1951 pullulava di vita è una meta molto amata dagli escursionisti, che si fermano a riposare tra i ruderi di una vita passata, ormai avvolti da natura incontaminata che regala ai visitatori un’atmosfera da togliere il fiato. Ad Africo Vecchia non è mai esistita una strada carrabile, ma solo sentieri sterrati, che contribuiscono a creare il fascino che permea il luogo. Di Africo Vecchia non rimangono che ruderi, che riescono comunque a conservare la loro dignità e incantare chi si ferma a respirare quell’aria che sembra raccontare la storia di tempi passati.

CHIESA DI SAN SALVATORE

Eretta nel 1835 e aperta al culto nel 1836, questa chiesa è stata voluta dalla confraternita omonima. L’interno comprende un’unica navata con tre altari, uno al centro e due laterali. Al suo interno è custodita la statua in legno della Madonna Addolorata, ad opera del rinomato scultore Raphael Regio. Nel 1926 la statua è stata incoronata solennemente e il commissario prefettizio le consegnò le chiavi della cittadina. Ancora oggi, nei momenti bui e difficili viene invocato il nome dell’Addolorata. In questa chiesa si trova anche la statua di Cristo morto, che viene portata in processione il venerdì santo.

CHIESA DI SAN LEO

La chiesetta di San Leo, anch’essa distrutta dall’alluvione e completamente ricostruita, ha una struttura molto semplice: presenta un’unica navata, un'abside semicircolare e il campanile, che ancora conserva le due campane bronzee originarie. Nonostante l’interno sia stato completamente ricostruito, l’esterno conserva ancora la sua forma originale. Nella chiesa è conservata la statua di marmo di San Leo. A partire dal 1972, il cinque maggio di ogni anno è occasione di pellegrinaggio per gli africesi, che trasportano in processione l’icona del santo nel luogo dove ha esalato il suo ultimo respiro una volta tornato dal suo eremitaggio in Sicilia.

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