Grotteria

Le sue origini sono incerte e la sua denominazione è cambiata spesso nel corso del tempo

In breve

Grotteria è un comune di quasi tremila abitanti, situato nella Vallata del fiume Torbido. Le sue origini sono incerte e la sua denominazione è cambiata spesso nel corso del tempo. Il territorio di Grotteria è uno dei più grandi della Locride.

Storia

La leggenda vuole che il paese sia stato fondato intorno all’XI secolo da un personaggio mitologico, il re di Creta Idomeneo, che fondò un tempio dedicato a Minerva nel luogo che battezzò Eruma Atenaies (Castello di Minerva). Con l’arrivo dei locresi il centro cambiò nome in Athenaeon, mentre l’imperatore Augusto gli assegnò la denominazione di Crypta-Aurea (Grotta d’oro), per la presenza di cavità naturali dalle quali si estraevano minerali, compresi oro e argento. Le incursioni saracene provocarono, anche nel caso di Grotteria, uno spostamento della popolazione verso zone interne. Con il dominio bizantino e quello normanno, Grotteria non prosperò. Sotto gli Svevi, però, il borgo riacquistò importanza, arrivando a comprendere ben 32 casali. Anche Grotteria subì i danni del sisma del 1783, ma la popolazione non si spostò, in quanto si decise di ricostruire il centro esattamente dov’era.

Come Arrivare

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Cosa Vedere

Luoghi da visitare

CHIESA DI S. NICOLA DI BARI

Il Castello, chiamato “Castello di Minerva”, sorgeva nella parte alta del centro abitato di Grotteria, sulla rupe denominata Santa Margarita. Fu costruito probabilmente dai Normanni, tra l’XI e il XII secolo, sui resti di una struttura preesistente, forse bizantina. Tante sono le leggende legate alla costruzione: una di queste racconta che tra i suoi ruderi sia nascosto un favoloso tesoro, custodito da una gallina dalle uova d’oro, e che chiunque abbia provato a cercarlo sia stato strangolato da serpenti. Il castello ha subito nei secoli diverse modifiche e ristrutturazioni, raggiungendo il periodo di massimo splendore tra il ‘400 e il ‘500. Prima che fosse definitivamente abbandonato, venne utilizzato anche come prigione. Da fonti giunte fino a noi, il castello nella sua forma originaria presentava due torri, una disposta a Nord di forma circolare e l’altra semicircolare, a metà della cinta muraria, L’ingresso era caratterizzato da un portale a tutto sesto e, probabilmente, il castello era era dotato anche di un ponte levatoio. Ciò che rimane oggi di questa fortezza sono soltanto delle rovine, porzioni di mura perimetrali e alcuni resti delle due torri e della cisterna.Vi si accede tramite una scalinata in pietra e sterrato. Di fronte all’ingresso, nel 1952, in occasione dell’anno mariano, venne eretto un obelisco di circa 7 metri, sormontato da una statua della Madonna Immacolata.

NECROPOLI PROTOSTORICA

La necropoli, che si fa risalire ad un insediamento indigeno dell’VIII-VI sec. a.C., si trova in località Santo Stefano ed è probabilmente il ritrovamento di civiltà antiche più importante per Grotteria. La necropoli è costituita da un complesso a “grotticella” e la maggior parte dei loculi sepolcrali sono a cavernetta, scavati nell’arenaria. Per ogni cella erano collocati gruppi di scheletri da 3 a 7. I corredi funerari testimoniano l’incontro tra indigeni e coloni della Locride e svolgono un ruolo chiave nella lettura dei processi di integrazione e definizione identitaria delle comunità indigene locali all’interno della nuova dimensione coloniale. Fondamentale per la scoperta della necropoli è stato l’ispettore onorario Salvatore Galluzzo.

PALAZZI NOBILI DEL CENTRO STORICO E PALAZZO LUPIS

Passeggiando per il centro storico si possono osservare splendidi palazzi appartenuti alle famiglie nobili locali. Il pezzo forte di ognuno, probabilmente, sono i portali tutti inseriti in un arco a volta di granito. Nella chiave di volta sono inseriti gli stemmi della famiglia e l’anno di costruzione. Tra i tanti, ricordiamo: Palazzo Macedonio, Palazzo Palermo, Palazzo Arena, Villa Falletti (località Bombaconi). Menzione speciale per Palazzo Lupis: questa dimora è stata costruita dalla famiglia spagnola dei Principi de Luna d’Aragona nel XIV secolo e arrivò alla famiglia Lupis in seguito a intrecci matrimoniali. Di particolare rilievo artistico sono il portale monumentale secentesco, opera della scuola scultorea di Serra San Bruno, l’antica biblioteca che raccoglie oltre 7.000 volumi, l’archivio familiare con documenti originali risalenti al XV secolo ed alcune collezioni d’arte. Il palazzo sorge su quella che era stata la chiesetta di S. Antonio, la cui cripta si trova nel cortile interno.

CHIESA DI SAN GIORGIO MARTIRE

L’edificio originario,che si trovava vicino alla costa, è stato distrutto durante un’incursione saracena nel 1086. La chiesa è stata ricostruita nel luogo attuale nel 1631. Crollò nuovamente con i sismi del 1783 e del 1908 e i lavori di ricostruzione terminarono negli anni Trenta del secolo scorso. L’edificio è di stile romanico lombardo: la facciata è decorata da lesene e capitelli che sostengono un timpano a triangolo. Nel portone figura una lunetta con dentro un bassorilievo di San Giorgio a cavallo che uccide il drago. In alto vi è una finestra con una vetrata che riprende la stessa scena. La pianta della chiesa è a croce latina ad una sola navata. Sull'altare maggiore è collocata un’icona che rappresenta la stessa scena del bassorilievo e della vetrata.

CHIESA DI S. ANTONIO

Costruita nel 1640 per volere dell'avvocato Antonio De Maggio. Ha svolto la funzione di cappella privata della famiglia Macedonio. L’ingresso è sormontato da un timpano a lunetta con stemma. L'altare interno in muratura ospita le statue di Sant'Antonio da Padova e di San Vincenzo Ferreri (XVIII secolo).

SANTUARIO SS CROCEFISSO

L’antico edificio,molto più piccolo rispetto a quello attuale, è stato completamente distrutto dal terremoto del 1908 e sorgeva su una chiesetta preesistente. La facciata dell’edificio odierno ha un portale in muratura con due nicchie laterali. L’interno, a navata unica, custodisce il Santissimo Crocifisso (opera che si attribuisce a un frate cappuccino del Seicento). Al Crocifisso è legato un episodio miracoloso: si dice che nel febbraio 1745 una terribile tempesta si abbatté sulla zona provocando danni e vittime. I fedeli portarono in processione il Crocifisso invocandone l’aiuto e, improvvisamente, la pioggia cessò. Inoltre nel santuario si custodiscono la statua della Madonna Addolorata, della Madonna di Valverde, la statua lignea del sacro cuore di Gesù, ed un feretro policromo ligneo con all'interno il Cristo morto deposto dalla croce con tutti i simboli lignei della passione.

CATTOLICA DEI GRECI PARROCCHIA SANTA MARIA ASSUNTA

Eretta intorno alla fine del X secolo con il nome di Maria Santissima Assunta della Cattolica dei Greci, l’edificio è uno dei più imponenti della diocesi di Locri-Gerace, subito dopo la basilica minore di Gerace. Distrutta dal terremoto del 1783, fu ricostruita e riaperta al culto il 12 novembre 1926. Il portale in muratura è sormontato da un timpano spezzato e da una finestra rettangolare dotata di un ulteriore timpano. Più in alto un rosone cieco. L'interno è suddiviso in tre navate. Sull’altare in marmi policromi è esposta una tela raffigurante il Crocifisso. La chiesa ospita altre tele pregiate, come “Crocifisso tra Santi” (opera secentesca della maniera del Ribeira), “San Francesco con l'Assunta” (anche questa opera secentesca di Fabrizio Santafede, della scuola di Andrea da Salerno),“Madonna delle Grazie con Angeli e Santi e un Giovinetto in costume nobiliare” (dipinto ad olio di Scuola Napoletana). Tutte le pareti sono affrescate, cupola compresa. Le navate laterali ospitano altri due altari, dedicati alla Madonna Immacolata e a San Giuseppe.

SAN NICOLA IN FRANCO'

La chiesa di San Nicola di Bari, situata nel borgo Nucara, presso il castello, prende il nome di Francò dalla fedele che avviò i lavori di costruzione dell'edificio intorno al 1400. La facciata ha un portale in pietra sormontato da una finestra. L’interno non presenta divisioni: ospita un altare in marmi policromi sul quale è stata sistemata una tela raffigurante la Madonna col Bambino insieme a San Nicola e San Domenico. Nella chiesa è conservata anche una statua di San Nicola.

CAPPELLA DELLA CONCEZIONE

Chiamata così perché ospita un'antica statua in marmo raffigurante la Madonna della Concezione con il Bambino (IV secolo d.C.), la cappella si trova nelle catacombe della chiesa Matrice. Della struttura originaria si conservano alcuni gradini e una parte di pavimentazione.

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

Il santuario si trova in contrada Farri e risale circa al 1400. Fu oggetto di rimaneggiamenti e ricostruzioni, a causa delle esondazioni della fiumara Torbido. Il 27 luglio 1997 la Madonna delle Grazie di Farri fu proclamata Regina e protettrice della Vallata del Torbido ed è festeggiata l'ultima domenica di luglio.

CHIESA DI SAN NICOLA DE PRONOTARIS

L’edificio, di stile moderno, è stato costruito nella contrada Pirgo nel 1963 per servire meglio le varie frazioni oltre il Torbido.

CHIESA DI SANTO STEFANO PAPA E MARTIRE

Il Monte Tre Pizzi, conosciuto anche come Monte San Pietro, è un monolite di roccia granitica dalla peculiare forma a tre dita, che si trova nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Alto circa 710 metri, alle sue pendici si trova il borgo di Ciminà, che ha fatto del Tre Pizzi un vero simbolo identitario. Il percorso che porta sul monte è prevalentemente costituito da macchia mediterranea, con piante di Erica, Leccio e Lentisco. Arrivati in cima si aprirà un panorama mozzafiato sulla splendida Costa dei Gelsomini, da Capo Spartivento a Punta Stilo e sulla Valle delle Grandi Pietre, Pietra Cappa (Monolite più grande d’Europa) e Montalto. All’itinerario sul Tre Pizzi si può aggiungere anche uno più complesso che comprende le Cascate delle Caccamelle.

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